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Quel che non è salvato è perso

Quel che non è salvato è perso

L'internet che abbiamo avuto

Lorenzo Fantoni

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272 p., rilegato

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Questa tensione alla comunicazione, alla relazione e alla condivisione è stata presente fin dall’inizio, e forse è questo il vero cuore originario della Rete: l’idea che le persone possano cooperare e costruire conoscenza collettiva anche senza essere nella stessa stanza, nello stesso paese, nello stesso tempo.

C'è stato un tempo in cui internet non esisteva, e l’umanità era un’altra cosa. Raccontarlo oggi a chi ha vent’anni sembra narrare di un’Età della pietra remota e dimenticata, eppure è qualcosa che molte generazioni ancora considerate, a torto o a ragione, ‘giovani’, hanno vissuto e ricordano bene. Eppure l’avvento del web, il suo farsi consuetudine in ogni casa e in ogni momento, è qualcosa che è stato sì molto analizzato ma mai narrato come esperienza lontana, come qualcosa che distingue con forza due generazioni adiacenti. Cosa ha creato, quell’avvento? Certo non solo i dibattiti polarizzati dei social network o gli acquisti con un click da casa. C’è stato un momento, anche se non è facile fissarlo, in cui si è vista la possibilità di creare una comunità, di estendere i valori, condividere le esperienze, immaginare perfino una felicità comune. Quali sono state le tappe di questo percorso?

Con questo libro Lorenzo Fantoni, alternando il memoir alla ricostruzione storica e all’analisi politica, torna a proporre una critica al mondo di cui si occupa e che studia, per cercare di recuperare almeno quel backup polveroso e dimenticato, un frammento della memoria dell'internet che avremmo potuto avere e che ci è scivolata tra le dita, là dove anche i videogiochi ci avevano avvisato: everything not saved will be lost.

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