Passa alle informazioni sul prodotto
1 su 4

Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee Vol. 10

Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee Vol. 10

Mappe e confini

aa. vv.

Tangerin

128 p., brossura

Redazione: Anna Gabai, Valeria Gennari, Silvia Moresi, Caterina Pinto, Olga Solombrino

Direttore responsabile: Christian Elia

Prezzo di listino €18,00 EUR
Prezzo di listino Prezzo scontato €18,00 EUR
In offerta Esaurito
Imposte incluse. Spese di spedizione calcolate al check-out.
Quantità

Il confine non è soltanto una linea tracciata sulle mappe: è una soglia viva, un punto in cui l’identità si incrina, si interroga, entra in crisi. È proprio ai margini che nascono le ibridazioni, dove accenti e culture si sfiorano e si trasformano a vicenda. Se sono evidenti – e spesso insormontabili – i muri materiali da attraversare per raggiungere l’altro o per migrare altrove, altrettanto concreti e difficili da scalfire sono quelli simbolici: barriere sociali, disuguaglianze, distanze invisibili che separano anche chi abita gli stessi spazi.

Ma questo decimo numero di ArabpopMappe e confini, dimostra che le cartografie si possono anche sabotare, distorcere – come nelle opere di Razan al-Salah e Mona Hatoum – o, nel caso dell’artista egiziano El Masry, sovraricamare per svelarne i processi di potere che le producono. Diventa allora possibile metterle in discussione, aprire varchi e far franare la solidità dei confini, incrinare l'idea che possano esistere confini stabili entro cui leggere corpi, identità e appartenenza: dall’inafferrabilità delle frequenze radio di Radio Alger durante la rivoluzione algerina o di Radio Alhara a Betlemme, in Palestina, alla migrazione di piante e semi nell’area subsahariana fino alle ibridazioni dei corpi che – dal Libano ai Caraibi – riflettono la porosità delle identità diasporiche in continuo scambio e trasformazione.

Le tante Palestine disseminate nel mondo raccontate dalla scrittrice Lina Merouane, e la storia della ferrovia che un tempo connetteva Gerusalemme a Beirut – che nulla a che vedere con una nostalgia coloniale, ma piuttosto con un sogno che persiste – chiudono l’intreccio di voci che, in questo numero, mostrano mappe e confini nella loro natura polivalente: strumenti che ordinano e feriscono, che tracciano separazioni e producono esclusioni, ma anche superfici instabili, permeabili, e da cui è ancora possibile (ri)partire.

Visualizza dettagli completi